Europei U20: Visca scintilla d'argento!

21 Luglio 2017

La romana si prende uno splendido argento nel giavellotto. Per l'Italia è la prima volta in questa disciplina!

Il pomeriggio sorride agli azzurri. Qualche minuto prima della vittoria di Filippo Tortu arriva un'altra medaglia azzurra a Grosseto: Carolina Visca, da allieva, conquista l’argento nel giavellotto con 53,65, arrivando alle spalle della sola ceca Nikol Tabackova (55,10) e diventando la prima junior italiana a conquistare una medaglia nella rassegna. La romana di Rocca di Papa si commuove ringraziando il papà: “Voglio sempre vincere, anche a carte, e lui mi sostiene in ogni momento”. Oltre alla Visca, in 8 conquistano il pass per la finale, che si sommano ai 5 della mattina. Vladimir Aceti si impone nella semifinale dei 400 con un gran tempo, 46.91, in vista della corsa al podio di domani alle 18.10 dove troverà una corsia anche Lapo Bianciardi. Conquistano il pass anche l’altra quattrocentista Rebecca Borga (53.89), la capitana Elisa Di Lazzaronei 100hs (13.70), la 17enne Eloisa Coiro negli 800 e tutti e 3 i siepisti (come agli Europei U23 di Bydgoszcz): nel turno che Jakob Ingebrigtsen sbriga come una noiosa formalità, l’Italia fa bottino pieno con Pietro Arese, Antonio Catallo e Giovanni Gatto. Passano il turno anche 4 dei 6 duecentisti (Mario Marchei e l'esordiente in azzurro Alexandru Zlatan, Sofia Bonicalza e la primatista italiana allieve Dalia Kaddari). 

di Raul Leoni

RISULTATI/Results - FOTO/Photos (di Giancarlo Colombo/FIDAL) - STREAMING

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IL RACCONTO DELLA SECONDA GIORNATA (sessione pomeridiana)

Giavellotto F Finale – Seconda medaglia azzurra a Grosseto, ma l’argento di Carolina Visca è una prima assoluta in questa specialità al femminile, solo un paio di precedenti maschili molto datati (Renzo Cramerotti all’epoca dei Giochi Europei, poi il veneto Fabio Michielon). Invece l’oro di Nikol Tabackova rientra nella solida tradizione ceca, che ha espresso campioni leggendari dai tempi di Dana Zatopkova (la moglie di Emil Zatopek, l’Uomo Cavallo che vinse 5000, 10000 e maratona ai Giochi di Helsinki 1952).

Il vento contrario potrebbe aiutare in qualche modo l’attrezzo, a più o meno tutte le ragazze in finale soffrono ad addomesticarlo 55.10 basta per l’oro, l’azzurra è bravissima a infilare un lancio da 53.65 che è pur sempre la terza misura di sempre a livello juniores (senza dimenticare che Carolina era l’unica allieva in pedana, quindi può aspirare ad una partecipazione anche a Boras 2019, in terra svedese). Per il bronzo un’altra scuola storica e un cognome leggendario, portato dalla finlandese Elina Kinnunen (52.94 all’ultimo lancio, perché la scandinava ci prova fino in fondo). Un metro abbondante di distanza dall’ottavo posto nega a Sara Zabarino (46.92) i tre lanci per le medaglie. 

 

200m M Batterie – Due su tre per finire: dopo una giornata densa di emozioni, davanti ad un pubblico ormai sazio, passano in semifinale Mario Marchei (21.54/-0.4, bravo a gettarsi sul traguardo: magari una lezione ad Alessia Pavese non guasterebbe) e Alexandru Zlatan, all’esordio in azzurro (21.71/-1.1 corso in zseconda corsia, magari pestandosi un po’ i piedi sugli ultimi appoggi). Il trentino Enrico Cavagna, entrato da titolare sulla distanza dopo l’attesa rinuncia di Filippo Tortu, manda in archivio a sua partecipazione: 21.95/0.0 che non dice molto sulle prospettive del giovane azzurro. In genere si mettono in luce gli spagnoli, che vedono due loro bandierine nelle prime tre posizioni del turno: il più veloce è Pol Retamal (21.14/0.0).

200m F Batterie – Qui passano due delle tre azzurre: una semifinale non impossibile da raggiungere (domani alle 15.50), ma è facile da dire col senno di poi. Grande voglia di essere protagonista da parte di Sofia Bonicalza, che vince la prima batteria (24.23/-2.3), poi la primatista italiana allieve Dalia Kaddari (24.46/-1.8 per la giovanissima quartese). Resta fuori per questioni di millesimi Alessia Pavese ed è un peccato: 24.62 (-1.3) non basta per essere recuperata e in più la bergamasca getta al vento una qualificazione diretta che a tre metri dal traguardo sembrava già acquisita.

Forma o meno, serve anche un po’ di cattiveria agonistica.

A parte il bronzo di Bydgoszcz Estelle Raffai (miglior tempo, 23.46/-11.3), si fa vedere Maya Bruney (23.47/-1.9 PB): è la ragazza londinese che un paio di stagioni fa era in predicato di acquisire la eleggibilità atletica per l’Italia ed era stata invitata ai raduni giovanili. Poi ha scelto un’altra strada.

3000m Siepi Batterie – Ingebrigtsen capitolo due: il norvegese mantiene stavolta un basso profilo, esce solo sul rettilineo di fronte e poi non può esimersi dal vincere la prima batteria (9:06.81). Per quanto riguarda gli azzurri, Stefano Baldini ha scelto tre ragazzi del ’99, con un occhio al futuro: per quanto reduci da Tbilisi 2016, sia Pietro Arese sia Antonio Catallo hanno un’esperienza molto relativa sulla distanza e Giovanni Gatto ancora meno provvisto in questo senso. Eppure si disimpegnano a dovere, con la necessaria sicurezza: Catallo, memore della caduta di Firenze, cerca il suo spazio alle barriere – ci sono almeno un paio di incidenti rovinosi per altri concorrenti - e finisce secondo nella sua batteria (9:09.64), mentre Arese e Gatto – pur ricorrendo al repechage – conquistano la loro finale con la margherita in bocca (9:08.67 PB per il torinese e 9:10.22 per il trevigiano), da primi della lista di recupero.

800m F Batterie – Dalla call-room la conferma che Marta Zenoni non parte: stamattina era in tribuna, a guardare le batterie dei colleghi, ora quella corsia vuota sa un po’ di resa ma è assolutamente credibile la difficoltà del momento per la bergamasca e l’attendiamo in tempi migliori. Tra l’altro l’abolizione del primo turno ha trasformato questa eliminatoria in una specie di tonnara, in pratica tre semifinali dove la norma per passare è 2+2. Però domani (17.35) ci sarà una maglia azzurra al via, quella di Eloisa Coiro: la romana, 17 anni da compiere a dicembre, è una della spedizione di Tbilisi, una personalità che è cresciuta di pari passo con i progressi cronometrici in tutta questa stagione. Agli atti va un tranquillo secondo posto in 2:10.14, appena dietro la rimontante danese Mia Helene Morck (2:10.09): il cronometro aveva sorriso soprattutto alle interpreti della seconda semifinale, quello dove Flavia Ferrari aveva dimostrato tutta la sua inesperienza subendo l’iniziativa delle rivali più intraprendenti. Probabilmente un insegnamento utile per il futuro, ma anche una marea di rimpianti (sesto posto con 2:12.90).

400m M Semifinali – Continua il bel momento della spedizione italiana: la semifinale vincente di Vladimir Aceti vale molto, un accenno di match ball in vista della corsa all’oro di domani sera (18.20): 46.91 è un gran tempo, viste le condizioni del pomeriggio. E poco importa che nella seconda un quartetto di ragazzi portati al gancio negli ultimi metri faccia appena meglio del brianzolo di origini russe, perché questo dispendio di energie anche nervose forse peserà sulla bilancia della finale. Ma non è finita qui: Lapo Bianciardi, cuore di Toscana, sente l’aria di casa e si rende interprete di un’impresa fantastica, e rimonta (in ottava corsa!) dal sesto al secondo posto sul rettilineo sull’onda del tripudio del folto pubblico grossetano. Ovviamente è PB per il fiorentino (47.21), dietro l’estone Tony Nou (primato nazionale a 46.94), ma chiaramente davanti al titolato tedesco Marvin Schlegel. Per la cronaca, Klaudio Gjetja era stato settimo (48.10) – partendo in prima corsia – nella seconda semifinale: qui il quartetto di kamikaze cui si accennava (l’irlandese O’Donnell e il belga Sacoor promossi con 46.78 a spalla, ripescati per tempi il tedesco Sanders, 46.83, e il britannico Richardson, 46.85). Grande festa a Casa Italia e anche una bella premessa per la staffetta del miglio.    

400m F Semifinali – La veneziana Rebecca Borga entra in finale dalla porta di servizio, ma senza bussare: il suo 53.89 valeva molto di più del quarto posto nell’altra semifinale e così l’azzurra si prende la corsia per ripescaggio. Rettilineo in salita per molte, questo vento dà fastidio: ed ecco che il top del turno appartiene alla strafavorita Anastasiya Bryzhina, ma la doppia figlia d’arte ucraina deve accontentarsi di un 53.23 per lei di ordinaria amministrazione. Invece nella seconda si riprende la titolata romena Andrea Miklos (53.28), che Rebecca aveva battuto a sorpresa in batteria. Vedremo domani (18.10) a chi saranno rimaste più energie.

110m Ostacoli M Semifinali – C’è da fare i conti con il veto, ancora contrario ed in misura più sensibile rispetto alla prova femminile: per Marco Bigoni un muro da scalare di pura forza (-4.2) e non c’è alcuna speranza di ripescaggio col quarto posto in 14.17. I tempi recuperati arrivano non a caso dalla semifinale corsa con “appena” -1.4 (13.88 e 14.02). Impossibile andare forte: ma il tempo migliore, in attesa della finale, resta in mano allo svedese Max Hrelja, mentre lo svizzero Jason Joseph – sia pure con impegno relativo – chiude in 13.81. Abbassa nuovamente il suo PB Mattia Di Panfilo, che dal 14.24 della mattina scende  14.21 (-1.9): ovviamente l’avventura del romano si chiude qui, ma si tratta di una preziosa esperienza dopo aver perso quasi un mese di preparazione a causa di un infortunio.

100m Ostacoli F Semifinali – Non si troveranno insieme in finale le due compagne di allenamento sul campo di Fidenza: la capitana azzurra Elisa Di Lazzaro prende solo la targa di Solene Ndama (13.59), ma lascia indietro tutte le altre con 13.70 nella semifinale più penalizzata dal vento (-2.4); invece la campionessa europea 18 Desola Oki (1.90/-1.4) subisce la “vendetta” di Marisa Carvalho, la grande battuta di Tbilisi 2016 (qui secondo miglior tempo del turno intermedio, 13.51, dopo il 13.41 di Alicia Barrett). Domani pomeriggio (16.55) si assegnano le medaglie: la terza azzurra Linda Guizzetti onora la partecipazione a Grosseto, sesta della sua semifinale e sedicesima nel totale, pur con un crono più pesante che al mattino (14.26, ma vento -2.3).

 



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